Un nuovo villaggio per l’Alzheimer: progetto inclusivo ed ecosostenibile

Sorgerà a Casorate Sempione – Varese – un nuovo villaggio all’avanguardia dedicato ai pazienti affetti da Alzheimer, progettato per garantire qualità della vita, sicurezza e sostenibilità ambientale. A raccontarlo il dott. Marco Predazzi presidente della Fondazione Il Melo Onlus - Luigi Figini.

Un nuovo villaggio per l’Alzheimer: progetto inclusivo ed ecosostenibile
In questa breve intervista il dottor Marco Predazzi ci racconta il progetto inclusivo e sostenibile del nuovo Villaggio Alzheimer della Fondazione Il Melo Onlus - Luigi Figini che sorgerà a Casorate Sempione, in provincia di Varese.
Dott. Marco Predazzi
Dott. Marco Predazzi
Presidente della Fondazione Il Melo Onlus - Luigi Figini

Dal desiderio alla realizzazione di un nuovo modello di RSA pensato per l’inclusività sociale e fortemente voluto dal Dottor Marco Predazzi, medico da molti anni impegnato nella cura dell’Alzheimer e presidente della Fondazione Il Melo Onlus – Luigi Figini.

La realizzazione del Villaggio Alzheimer di Casorate Sempione (Varese) può ritenersi un progetto fortemente innovativo, supportato da applicazioni tecnologiche avanzate e una vocazione di particolare attenzione all’ambiente.

«Questo progetto è una svolta, in grado di restituire alla vita “normale” molti pazienti attualmente costretti all’interno di mura istituzionali. Il punto di forza del progetto di Casorate a cui lavoriamo con Marlegno è dato dalla radicalità con cui si è data concretezza a due aspetti fondamentali: l’archetipo-casa e l’integrazione territoriale.»

Così ne racconta il Dottor Predazzi al quale abbiamo chiesto di raccontarci il progetto della Fondazione Melo Onlus-Luigi Figini.

La nascita dei primi villaggi Alzheimer in Europa e in Italia

Il dottor Predazzi racconta «Il primo villaggio Alzheimer in Europa è datato 2009 ed è stato realizzato in un sobborgo di Amsterdam, in Olanda a Hogewey, nascendo da un’idea piuttosto semplice: costruire una residenza per persone anziane affette da demenza non secondo il classico modello para-ospedaliero – utilizzato in Italia – ma sostituendo i reparti con delle case.

Un progetto assolutamente innovativo: non più un istituto ma degli appartamenti in cui vivono 8 -10 persone con interessi affini. Un contesto abitativo che simulava un piccolo borgo con un market e il bar, in grado di ricreare una dimensione urbana in cui i pazienti vivono una vita il più possibile simile a quella che hanno dovuto abbandonare per la malattia.

Molti anni dopo si sono tentate delle repliche, due delle quali in Italia. Una a Roma, la seconda che conosco meglio è “Il paese ritrovato” di Monza”, del collega e amico Roberto Mauri (N.d.R., Presidente della Cooperativa Sociale “La Meridiana”) il quale si è ispirato al medesimo concetto.

I due aspetti qualificanti del villaggio sono le case, che non sono solo una modalità abitativa ma anche una nuova “modalità” di presa in carico della quotidianità dei malati e la dimensione sociale della residenza nel contesto della comunità sociale di insediamento.

Il villaggio di Monza, cui va dato il merito di essere stato il primo a proporre questa visione nello stagnante panorama delle RSA italiane, ripropone un modello simile all’originale olandese, con una metodologia assolutamente corretta sebbene penalizzata da uno spazio confinato, con strutture residenziali ancora abbastanza simili al modello RSA e non spontaneamente accessibile alla fruizione comune da parte della cittadinanza.»

Il Villaggio Alzheimer della Fondazione Il Melo Onlus

«Le case, all’interno del villaggio di Casorate Sempione, sono realmente delle abitazioni domestiche sia nell’aspetto esterno che riguardo gli interni, e non rimandano in alcun modo ad un layout da RSA o istituto di cura.

Parallelamente al progetto logistico, procede la progettazione sociale per realizzare in questi spazi quella che chiamiamo “l’animazione del quotidiano”, formando gli operatori a dar vita ad una vera e propria riorganizzazione domestica delle modalità di presa in carico assistenziale e relazionale dei bisogni dei malati.

In queste abitazioni condivise si cucinerà assieme almeno una parte del pasto, si asciugheranno i piatti, si stenderanno i panni e si darà più spazio possibile alle attività che caratterizzano la vita domestica, coi suoi tempi e suoi ritmi quotidiani.

È una rivoluzione strutturale che comporta necessariamente una radicale innovazione nella modalità di cura dei pazienti; è un modello che speriamo apra ad una nuova era di progettazione, ma anche, e soprattutto delle metodologie assistenziali in tema di demenza.

L’altro elemento di punta fortemente caratterizzante il progetto di Casorate è la forte integrazione con il territorio.

La “componente villaggio”, non è come in altre esperienze una realtà simulata, ma nel nostro progetto è un insediamento assolutamente reale che prevede la presenza di una segreteria sociale, un mini market, un bar, una sala civica, un parco giochi, uno studio medico con palestra, ed è pensato come uno spazio strutturalmente integrato con la parte residenziale dedicata alle persone malate di Alzheimer, ma contemporaneamente è  parte integrante del nucleo urbano di Casorate, liberamente fruibile dalla cittadinanza.

Le persone affette da Alzheimer potranno condividere la vita della cittadina e incontrare i bambini che giocano al parco, le signore che fanno la spesa al market o i frequentatori della palestra.

L’inclusione sociale fa parte a pieno titolo dell’obiettivo di restituire normalità alla vita di queste persone che sono state allontanate dalla malattia dalla loro quotidianità.»

La tecnologia a favore della libertà di movimento e della sicurezza dei pazienti

«Il confinamento negli spazi negli istituti tradizionali è reso necessario per proteggere le persone che si disorientano facilmente e si perdono, spesso vittime di un wandering compulsivo.

Per garantire libertà di movimento e sicurezza anche a queste persone abbiamo fatto ricorso alla tecnologia: i pazienti che rischiamo di perdersi saranno dotati di geo localizzatore in modo che si possa sempre sapere in che parte della struttura si trovano, registrare criticità o cadute e non potranno varcare i gate virtuali posti a protezione di eventuali pericolosi punti di fuga.

Questo consentirà alla popolazione del villaggio non “taggata” di entrare e uscire liberamente mentre i pazienti a rischio di uscita saranno tempestivamente intercettati ed accompagnati.

Un altro aspetto funzionale importante del progetto è dato dalla possibilità di disporre di location abitative diversificate, elemento strategicamente fondamentale se si considera che la malattia di Alzheimer spesso abbraccia anche più di un decennio di vita nel quale i pazienti attraversano varie fasi: dalla semplice smemoratezza fino alla dipendenza totale per arrivare alla vita quasi vegetativa, con tutti i passaggi intermedi che comprensibilmente pongono in essere esigenze di volta in volta diverse nel tempo.

Avere quindi spazi e case differenti dà modo di creare un’appropriatezza di tipo logistico e assistenziale in tutte le varie fasi dell’evoluzione della patologia.

Per tutti questi motivi il villaggio Alzheimer di Casorate può ritenersi un progetto fortemente innovativo, supportato da applicazioni tecnologiche avanzate e una vocazione di particolare attenzione all’ambiente.

Questo progetto è una svolta, se si rispetterà il concept in modo integrale nelle sue peculiarità, restituendo alla vita “normale” molti pazienti attualmente costretti all’interno di mura istituzionali.

Lo sforzo che stiamo facendo anche con la popolazione è di far capire che il villaggio è un valore aggiunto alla civitas: non è un’enclave, ma una realtà che porterà servizi, benefici e anche socialità. Sono certo che ce la faremo e che l’integrazione e l’inclusione, avverranno con naturalezza.»